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XXI° Rapporto sul Mercato del Lavoro

Roma, 11 dicembre 2019CNEL - Aula del Parlamentino

Presentato al Cnel l’11 dicembre il Rapporto sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva giunto alla XXI edizione.(*)

Il commento del Presidente Tiziano Treu
Il quadro che risulta dal Rapporto sul mercato del lavoro di quest’anno presenta più ombre che luci. Nonostante un leggero aumento dell’occupazione, la intensità di questa, misurata sulle ore lavorate, resta inferiore a quella del periodo precedente lo scoppio della crisi economica. L’occupazione femminile è ancora molto al di sotto di quella maschile e lontana dalle medie europee. La disoccupazione giovanile resta tre volte più alta di quella degli adulti. Il part time involontario denuncia il fatto che molte capacità umane sono forzatamente inutilizzate e colpisce ancora in prevalenza donne e giovani”, afferma il Presidente Tiziano Treu. “Così pure il lavoro a termine, emblema della precarietà, rimane alto, specie per le prime assunzioni riguarda in particolare giovani e donne. Le diseguaglianze territoriali sono cresciute e si riflettono anche sulle condizioni dei lavoratori. Questa situazione del mercato del lavoro non è contingente, ha radici strutturali, perché riflette la debolezza di un’economia che è stagnante da anni. Un’Italia ferma da oltre vent’anni su un sentiero di crescita che oscilla intorno allo 0.2% annuo e su un tasso di partecipazione al lavoro sempre inferiore a quella dei principali Paesi sviluppati non può competere nel mondo di oggi e non può dare prospettive alle generazioni future.

Un punto centrale e ricorrente

La priorità: investire in istruzione.

Le nuove tecnologie specie digitali stanno trasformando in profondità non solo le forme del lavoro, ma gli skills necessari alle persone che lavorano. Investire in istruzione migliora il tasso di partecipazione al mercato del lavoro e interviene su un preoccupante processo di spopolamento ed emigrazione che è in corso da vari anni e che coinvolge anche le aree più sviluppate del Paese.
La scuola è l’ambito per eccellenza sul quale è tanto strategico quanto ineludibile tornare ad investire, anche alla luce delle sollecitazioni europee che indicano come la scarsa dinamica della produttività italiana sia quasi esclusivamente attribuibile alle inefficienze del nostro sistema di formazione del capitale umano. A tale proposito il CNEL sottolinea con enfasi come la quota di Pil che il Paese destina a questa voce di spesa continui a collocarsi più di un punto e mezzo sotto la spesa media europea. Confronti con dati relativi alla spesa pensionistica mostrano drammaticamente un Paese che guarda al passato, piuttosto che al futuro. Queste tendenze richiedono un rinnovamento anche dei metodi e dei contenuti dell’insegnamento. Le migliori pratiche internazionali confermano che un insegnamento all’altezza delle sfide che ci attendono deve saper combinare in modo nuovo la formazione di competenze tecniche e specialistiche con l’arricchimento delle conoscenze di base e con lo sviluppo delle capacità personali.

“Il sostegno dell’occupazione giovanile non può basarsi né solo né in prevalenza su incentivi per le assunzioni, ancorché mirati e strutturali. Sono necessarie azioni di sistema sui nodi critici già ricordati: superare lo svantaggio dei nostri giovani nella dotazione culturale rispetto ai loro colleghi di altri paesi, portando tutti i livelli dell’istruzione agli standard europei secondo gli obiettivi dell’Agenda 2020 (50% di istruzione terziaria; abbattimento della dispersione scolastica sotto il 10%); rafforzare in particolare le competenze digitali che sono decisive per cogliere le opportunità della rivoluzione 4.0; migliorare gli strumenti per facilitare il primo accesso dei giovani al lavoro stabile (alternanza scuola-lavoro, tirocini, apprendistato); rafforzare con risorse dedicate l’attività dei centri per l’impiego pubblici e privati nel Sud, in particolare tutta la strumentazione della Garanzia Giovani. Le componenti presenti nel Cnel hanno ribadito la necessità di impegnare le istituzioni, le imprese e tutte le forze sociali in uno sforzo eccezionale per promuovere non solo l’occupazione, ma più in generale l’autonomia giovanile. Per questo servono misure non solo in ambito lavoristico, primo fra tutti il lavoro stabile, ma anche la disponibilità di un’abitazione, la consulenza per l’avvio di attività imprenditoriali, la messa a disposizione di un patrimonio iniziale da spendere all’entrata nella vita adulta, secondo misure sperimentate in altri paesi (Francia)” (Tiziano Treu)

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